
Clicca sull'immagine per ingrandire
Contenuti della pagina
L'edizione 2008
L’edizione 2008 – preceduta nel 2006 da una mini-edizione provvisoria e sperimentale a distribuzione puramente locale – presenta, rispetto all’edizione originaria dei primi anni ’90, una serie di novità rilevanti:
- Otto capitoli completamente nuovi, in sostituzione di altrettanti capitoli della vecchia edizione.
- Ampia rivisitazione, con aggiunta di note e disegni, degli altri capitoli.
- Aggiunta di un’appendice che riporta sette miei articoli – pubblicati su quotidiani o riviste specializzate negli anni ’90 – su argomenti di scuola e didattica.
Dalla stampa
Carlo Bernardini (La Repubblica): "L'opera
è meritoria. In questo paese denso di incompetenti imbonitori un
po' di rigore fa bene".
Romano Nasi (La Fisica nella Scuola): "Il libro di Tonzig
è una provocazione intelligente".
Paolo Mirone (La Chimica nella Scuola): "Analisi rigorosa
condotta con mano lieve e con vivo senso dell'umorismo".
Francesco Anfossi (L'Avvenire): "Lo stile è chiaro,
semplice, brillante".
Marzio Cassandro (Sapere): "Gli esempi sono scelti e
analizzati con molta intelligenza e arguzia".
Michele Costato (La Fisica nella Scuola): "Non posso
nascondere il mio entusiasmo per un libro che si propone come un 'librino'
ed è invece un bellissimo testo".
Gianpaolo Dossena (La Repubblica): "Il libro inaugura
un nuovo genere letterario: la satira scientifica".
Via col vento
Ai miei alunni facevo da sempre notare come nei testi scolastici
(quelli di Fisica, intendo, gli altri invece... chissà!) si trovano
a volte errori grossolani. Erano citazioni molto istruttive, didatticamente
molto efficaci, anche perché colpivano a livello emotivo, di curiosità:
soprattutto, i ragazzi imparavano a non porsi in modo passivo davanti
al libro o al docente. Da tempo premevano perché rendessi il tutto
di pubblico dominio in un libro (che loro chiamavano “lo sciocchezzaio”).
Esitai a lungo, trovai tutte le scuse, rimandai il più possibile.
Un giorno, improvvisamente, mi sentii pronto: nel pomeriggio del 13 dicembre
del 1989 scrissi di getto i primi cinque capitoletti. Rilessi, ebbi la
sensazione di aver fatto un buon lavoro, tutto soddisfatto portai i fogli
a mia moglie per riceverne il plauso: mia moglie, dopo aver dato una rapida
occhiata, disse solo che le sembravano discorsi un po’ noiosi, poi
ritornò alle sue faccende. Non era esattamente quello che mi aspettavo,
ben presto però mi convinsi che aveva ragione: il libro doveva
avere prima di tutto il carattere della leggibilità, doveva piacere
anche indipendentemente dai suoi contenuti tecnici.
Da quel momento scrissi sempre cercando, per quanto possibile, di stare
leggero, di divertirmi, e di far divertire i miei futuri lettori (a cominciare
dai titoli dei capitoli: Equilibrio stabile, anzi precario... Che
effetto fa una coppia... Il baricentro e la gallina... La caffettiera
a convezione... Ditelo con un bastone... Via col vento...). Da quel
che so (recensioni, lettere), è un aspetto che i lettori hanno
apprezzato.
Libro scandalistico?
Con un linguaggio solitamente riservato ai generi frivoli,
100 errori di Fisica potrebbe anche definirsi un libro piccante. Ma, anche
se spesso scherzoso, il discorso è tutt’altro che frivolo,
e il dato che in modo inequivocabile ne esce è a dir poco sorprendente:
non pochi tra i testi scolastici maggiormente in uso nelle nostre scuole
sono pieni di gravi errori concettuali.
La documentazione offerta dal libro è impressionante: ma non mi
interessava fare dello scandalismo, e ho risparmiato al lettore le circostanze
aggravanti. Ad esempio, non gli ho rivelato che le ristampe e le nuove
edizioni di libri di testo largamente diffusi si succedono a volte negli
anni senza che gli errori vengano mai corretti: il che appare veramente
inspiegabile, e non può non suggerire interrogativi inquietanti.
In 100 brevi capitoli il libro presenta e sottopone a critica affermazioni
- o talvolta illustrazioni - tratte da manuali scolastici di varia estrazione
e destinazione: manuali in qualche caso molto scadenti, ma per lo più
di buon livello complessivo, e a volte decisamente prestigiosi. Mi è
sembrato tutto sommato opportuno non indicare la provenienza dei brani
riportati, se non in modo del tutto generico: testo per il liceo scientifico,
testo universitario, testo universitario americano, e così via.
L'intenzione era ovviamente quella di evitare antipatiche personalizzazioni,
ma anche quella di non indurre al lettore a credere che il problema dell’errore
possa in fondo essere circoscritto ad alcuni casi isolati (il mio primo,
autorevolissimo recensore - La Repubblica, 1 giugno ‘91 - anche
se nell’insieme molto benevolo, non ha apprezzato la mia discrezione:
“Evidentemente, siamo ancora indietro rispetto ai colleghi letterati,
che non hanno di questi scrupoli, e fanno bene”).
Al di là della discussione sugli errori, il libro propone tutta
una serie di impostazioni didattiche diverse, in qualche caso abbastanza
coraggiose e stuzzicanti: in particolare, ho esposto qualche punto di
vista decisamente personale a riguardo del concetto di energia - così
fondamentale e a mio parere spesso così frainteso. Ho sostenuto
ad esempio che, contrariamente a quanto ci viene sempre ripetuto, tra
energia di un corpo e lavoro che esso può compiere non esiste correlazione
alcuna; che, al di là dell’apparente molteplicità
delle manifestazioni energetiche, l’idea ultima di energia è
una sola, dietro alla parola energia essendoci sempre, in ultima analisi,
l’energia cinetica; che la faccenda della molla che, per la corrispondenza
tra massa ed energia, pesa di più quando è sotto sforzo,
è solo un grosso malinteso... e via contraddicendo (a mio conforto,
pochi giorni dopo l’uscita del libro un fisico di Roma mi ha scritto:
“In questa fase mi ha particolarmente colpito la sua disamina del
concetto di energia, che meriterebbe di essere sviluppata ulteriormente”).
Quali gli obiettivi del libro? Da un lato, non c’è dubbio,
la denuncia: la denuncia di una situazione grave in sé, ma molto
più grave in quanto del tutto ignorata (la gente non è minimamente
sfiorata dall'idea che testi scolastici regolarmente in circolazione possano
sbagliare su punti fondamentali: e gli addetti ai lavori, gli esperti
di cose scolastiche, i teorici della didattica - uno dei grandi flagelli
della scuola - di tutto sembrano consapevoli e preoccupati fuorché
di questo). Ma avevo un altro obiettivo, forse il più importante:
incoraggiare lo studente (quasi sempre rassegnato a porsi di fronte all’insegnante
e al libro di testo, soprattutto nell’ambito delle materie scientifiche,
in modo puramente recettivo e ripetitivo) a un atteggiamento mentale flessibile,
costruttivamente critico; mostrargli chiaramente che siamo e saremo sempre
tutti esposti al rischio dell’errore - anche il docente, anche il
libro di testo, perfino lo scienziato famoso; e insieme convincerlo che
in realtà il grande pericolo non è quello di un errore occasionale
sia pur grave, ma è quello di un pensare convenzionale, statico,
definitivo, appagato, chiuso agli interrogativi, impermeabile al dubbio.
Nella quarta pagina di copertina il messaggio è stato ben espresso
dall’editore con queste parole: “I 100 casi... discussi in
questo libro... sono un invito a sviluppare il proprio senso critico,
e a prendere in mano le redini della propria cultura”.
La prefazione
Con queste righe di
prefazione cercai di chiarire le mie vere intenzioni:
"Cento
errori??" mi interruppe, sbalordito, l’amico con cui mi
stavo confidando (dirige una piccola azienda, e il suo mondo è
così lontano dal mio!). Era chiaro che, se già l’idea
che un libro di testo potesse sbagliare lo lasciava interdetto, il
fatto che, di errori, io intendessi esibirne un simile quantitativo
doveva veramente sembrargli, in tutti i sensi, un’enormità.
Ero preparato al suo stupore: la gente sa tutto sui mali della scuola,
ma conserva nei riguardi del manuale scolastico una soggezione religiosa.
Mi aspettavo che dicesse “c’è qualcosa di inverosimile
in tutto questo”. Invece la prese più alla larga: “Chissà
quanti libri - esclamò - ti sarai dovuto leggere da cima a
fondo... avrai passato anni in biblioteca!”.
“Ma no - risposi - non è stata necessaria nessuna particolare
ricerca. Semplicemente, da qualche tempo (forse un paio d’anni)
ho preso l’abitudine di prender nota di ciò che, relativamente
alla Fisica, non mi sembra corretto nei manuali scolastici che mi
capitano tra mano: senza premeditazione, ti assicuro, in modo non
sistematico - come del resto apparirà chiaro dal carattere
un po’ casual della mia raccolta. I testi implicati nella vicenda
sono in tutto una trentina, ma la maggior parte del ‘materiale’
proviene da non più di dieci, dodici libri: una frazione minima
di quanto si potrebbe reperire nelle librerie scolastiche. Quello
che conosco meglio, e che quindi ho potuto, per così dire,
‘sfruttare’ di più, è il testo sul quale
mio figlio ha studiato al liceo: un testo largamente adottato, senz’altro
uno dei più diffusi in Italia. Recentemente è uscito
in una nuova, sgargiante, enciclopedica edizione, completa ovviamente
di applicazioni al computer... Bene, ho controllato: a parte qualche
correzione sulle figure, gli errori ci sono ancora tutti!”.
Mi guardava allibito.
“Cento errori ti sembrano tanti? Cento errori non sono niente:
il numero cento è un puro simbolo. Sappi che, ad uso di non
so quale pubblico, ci sono in circolazione libercoli indescrivibili,
veri campionari di sciocchezze, sui quali cento errori si potrebbero
trovare in un pomeriggio... Tuttavia, gli errori che ho selezionato
per il libro provengono in buona parte da testi di ottimo livello,
non di rado da tesi universitari: a riprova del fatto, così
importante da capire, che in una svista può incappare chiunque,
anche il più preparato degli autori, anche lo scienziato famoso,
senza che questo nulla tolga alla sua credibilità. Anche il
buon Omero, notoriamente, ogni tanto sonnecchia!”
“E tu intenderesti citare, per ogni errore, la relativa provenienza?”
“Ci ho pensato a lungo. Da un certo punto di vista, la citazione
sarebbe l’ideale: il documento risulterebbe senz’altro
più incisivo, più efficace. Ma c’è il
rischio che il tutto finisca per apparire come una sorta di antipatica
denuncia ad personam: e niente è più lontano dalle mie
intenzioni, anche perché il lettore potrebbe fraintendere,
e considerare circoscritto a pochi casi quello che a me sembra debba
essere un discorso molto più generale. Perciò, niente
citazione: mi limiterò a segnalare, onde il lettore possa meglio
inquadrare il problema, se il testo è italiano o no, e a quale
ordine di scuola è destinato.
“Del resto, l’idea di una raccolta di errori tratta dai
testi scolastici non è nata con fini scandalistici. L’intenzione
vera era quella di aiutare il lettore - e pensavo soprattutto agli
studenti della Maturità e dei primi anni delle facoltà
scientifiche - a sbrogliare la matassa, a mettere ordine, a fare luce
su alcune idee importanti della Fisica di base: mi piaceva pensare
che forse qualcuno si sarebbe riconciliato con la materia, e il titolo
che avevo in mente per il libro era Fisica è bello.
“Ti voglio dire una cosa: ho la più grande stima e la
più grande simpatia per lo studente che vorrebbe capire, e
invano si arrovella sul libro, e si ritrova sola e demoralizzato con
i suoi perché senza risposta: mi schiero dalla sua parte. E
davvero provo nei suoi riguardi un senso profondo di solidarietà,
perché a questo punto io so con certezza quello che lui nemmeno
immagina: che molte volte la colpa non è sua, e la sua è
un'ingiusta fatica. Questo libro è per lui, perché anche
lui lo deve sapere." |
Esempi
Cliccare qui per leggere i capitoli:
20 - "Che effetto fa una coppia"
23 - "L'accelerazione centripeta è gratis"
36 - "A che serve tirare un vagone"
39 - "Il mistero e la crisi"
93 - "L'elettrone è come un'onda"
Errata corrige
|