Giovanni Tonzig

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Sono qui di seguito riportati, a partire dal più recente (maggio 2019), i ‘post’ aventi attinenza con la didattica della fisica

INDICE



[giugno 2019] – TESTI DI FISICA PER LA SECONDARIA (modificato)
Trovo in linea generale molto modesta la qualità didattica dei testi in uso. Semplicità, chiarezza, essenzialità sono traguardi che a quanto pare nessun editore si è prefisso (l’autore può solo obbedire), e che difatti vengono totalmente disattesi, essendo quello che si riscontra l’esatto contrario: volumi di enorme mole e peso, alluvione di parole, alluvione di esercizi ripetitivi, alluvione di sussidi più o meno velleitari, alluvione di tutto. Ma è soprattutto il rigore concettuale che lascia in genere a desiderare, e non poco. Chi fosse interessato al tema può trovare un’ampia documentazione nella nuova pagina del mio sito web, dedicata appunto all’esame dei testi di fisica più diffusi: al momento, cinque testi destinati al biennio, due al primo anno del triennio, uno come preparazione all’esame di maturità (rara avis, un testo quest’ultimo di assoluto valore). E al ministero che dicono, che fanno? Niente, il problema del libro di testo per loro non esiste: o l’idea di un doveroso controllo non li sfiora, immersi come sono nelle loro visioni beatifiche; oppure, peggio, hanno controllato e gli va tutto bene.

[maggio 2019] – LIBRI DI TESTO
Riporto qui quanto ho appena inviato a un amico che si occupa della redazione di uno dei più diffusi testi di fisica per i licei.
“Ieri guardavo i capitoli sulla termodinamica. Da un lato, ho molto apprezzato lo svolgimento, mi sembra un punto di forza del primo volume. Dall'altro, mi sono chiesto se non siate per caso impazziti tutti, editori ed autori. Ma veramente credete di poter proporre questa enormità di materiale, insieme a tutto il resto del programma, in una terza liceo? Con qualche derivata e qualche integrale in più, andrebbe bene per un corso universitario. Ragazzi, datevi una calmata, mettete i piedi per terra. O davvero siete convinti che per battere la concorrenza occorrano sempre più argomenti, sempre più pagine, sempre più parole e disegni e colori e brani in inglese? Il paradosso è che più ingigantiscono i testi, più crollano livelli di preparazione. Ti allego un po' di documentazione (la manderò in giro per i licei) su una tornata di ‘test di ingresso’ da me promossi in ambito universitario in giro per l’Italia (altri ce ne saranno a settembre). Le domande sono assolutamente elementari, gli argomenti sono assolutamente argomenti di base. Guardati i risultati. E meno male che le risposte non dovevano essere giustificate, se no chissà cosa sarebbe venuto fuori.”

[aprile 2019] – L’ARTE DELLA COMUNICAZIONE
Questo è sicuramente un caso limite, ma rende bene l’idea. Uno studente della laurea on line intendeva fare, nel forum del corso di fisica, la seguente giusta segnalazione di errore: nel modulo 3 della lezione 4, le slides 12, 13 e 14 sono state erroneamente contrassegnate con la lettera C la prima, con le lettere A e B le successive.
Lo ha fatto con queste parole: “Nella lezione 4 modulo 3 fra le slides della spiegazione nella sequenza, quando viene spiegato il modulo prodotto vettore della velocità istantanea sul moto circolare uniforme abbiamo la slide C con la relazione, la formula di infinitesimi per la velocità istantanea, che arriva prima delle slides A e B con i disegni che mostrano dove viene posto il vettore velocità istantanea sul piano della circonferenza e perpendicolare al raggio della circonferenza slide A, alla quale poi segue la slide B che mostra il verso del vettore velocità istantanea che segue la regola della mano destra.”
Ammetto di non aver capito subito il problema.

[aprile 2019] – NOTIZIONA
Un mio studente del Politecnico, che per motivi di salute si aggrega solo adesso al corso di fisica iniziato a novembre (laurea in ingegneria informatica), mi scrive fra l’altro:
«Mi scusi per l'orario, ma ho seguito le lezioni fino ad ora e non ho tenuto sott'occhio le mail. La ringrazio per la risposta, mi risparmierebbe molto tempo poter seguire direttamente gli argomenti sui suoi libri, con eventuali chiarimenti che posso riprendere dalle lezioni. In merito a questo mi farebbe piacere avere i libri direttamente da lei, quindi aspetto sue indicazioni. Ho notato che nella precedente mail non ha inserito come allegato il documento “100 domande per l'esame”. Resto in attesa di questo documento e, quando è possibile, anche del programma personalizzato. La ringrazio ancora e le auguro una buona serata.»
E a una mia successiva domanda sul suo indirizzo di abitazione che non mi risultava del tutto chiaro, risponde: «Sì sì, le confermo che il numero civico è... ».
Chiedo a chi legge: notato niente di assolutamente incredibile? No? Si vede che non siete pratici di corrispondenza email con gli studenti: altrimenti avreste subito notato che questo studente scrive in un italiano corretto, e addirittura si spinge al punto di scrivere giustamente con l’accento la particella avverbiale affermativa sì. Se questa non è una notizia...

[marzo 2019] – ESPERIENZE FASULLE
Vedo che la faccenda del testo di fisica ha suscitato scalpore. Devo allora avvertire gli ignari che, nei testi di fisica che vanno per la maggiore, trovare una pagina senza almeno uno sfondone è un’impresa. Ne racconto un’altra, per meglio rendere l’idea. In omaggio alla retorica sperimentalista che da qualche decennio (con i risultati che poi si vedono) infuria nella scuola preuniversitaria (dopotutto per molti docenti è anche comoda, riduce al minimo il difficile impegno della lezione), nel testo di mio nipote viene proposta, come esperienza da fare in casa, un’esperienza che l’Autore evidentemente non si è mai sognato di effettuare. Materia del contendere è un certo coefficiente numerico (non entro nei particolari, comunque si chiama coefficiente di attrito radente statico) relativamente al quale l’autore ironizza sul fatto che “siti poco affidabili” (sic) neghino che possa aver valori superiori all’unità. Non sarò io a parlar bene dei siti scientifi ci di Internet, ma questa volta non posso non schierarmi dalla parte dei siti “poco affidabili”: hanno ragione loro. Al riguardo, l’Autore propone un’esperienza che dovrebbe tagliare la testa al toro. Non la descrivo, non ne vale la pena: dico solo che sostenere che quel coefficiente possa essere maggiore di 1 corrisponde a dire che l’inclinazione di un piano sul quale è appoggiato un oggetto può anche, in certi casi, superare i 45° senza che l’oggetto cominci a scivolare. E per la riprova sperimentale viene suggerito di utilizzare una scarpa da tennis su una tavola di legno. Che fosse una fesseria mi era ben evidente, ma ho voluto togliermi lo sfizio di trovare dei precisi risultati numerici. Eccoli: per l’esperienza proposta dall’Autore (gomma su legno) l’angolo limite da me trovato è non 45° ma 36°, cosicché il coefficiente di attrito (quello che nel caso in questione sarebbe dovuto risultare maggiore di 1) vale 0,73. Ponendo invece un libro su una tavola ricoperta di carta , l’angolo limite è sceso a 26° e il coefficiente d’attrito a 0,49. E il ragazzino che prova fare l’esperienza si convince che è inutile insistere, lui la fisica non la capirà mai.

[marzo 2019] – STATI DI AGGREGAZIONE
Causa aiuto al nipotino (prima liceo scientifico ‘potenziato’), rieccomi – si vede che è il mio destino – alle prese con gli errori dei testi di fisica, una battaglia totalmente inutile che pensavo definitivamente conclusa. Nel testo di mio nipote (uno dei testi più adottati nei licei scientifici) continuo a imbattermi in clamorose sciocchezze, e il problema è come comportarmi: fare finta di niente, lasciare che il ragazzino si imbeva di idee sballate, oppure intervenire e fargli vedere come stanno veramente le cose, complicandogli però non poco la vita scolastica (anche per il rapporto col docente, che a quanto pare crede alle sciocchezze del libro)?
Mi limito a un esempio, giusto per dare l’idea. Stati di aggregazione della materia: solido, liquido, gassoso, come tutti sanno dalle elementari. Ma che cos’è un solido? Un solido, assicura il testo, “ha una forma e un volume che rimangono praticamente inalterati anche quando il solido è sottoposto a forze intense”. Davvero? Consideriamo un foglio di carta, un elastico, una camicia. Che possano trovarsi allo stato liquido o a quello gassoso sembra da escludere. Non resta che lo stato solido: ma neanche questo va bene, perché bastano forze modestissime per piegare un foglio di carta, per allungare un elastico, per indossare una camicia cambiandone completamente la forma. E allora in che diavolo di stato si trova, la materia, in questi tre casi e in infiniti altri casi della vita quotidiana?

[dicembre 2018] – SODDISFAZIONI
Ogni tanto qualcuno mi chiede come va con i libri che ho scritto. La mia risposta è questa: discretamente con i libri di narrativa, molto meglio con quelli di fisica.
Spiegazione. Dai libri di narrativa mi arrivano gratificazioni ma anche delusioni: gratificazioni da chi ha letto, delusioni da chi non ha voluto leggere (conoscenti di lungo corso che fino a poco tempo fa avrei chiamato amici; ma è Natale, non voglio dire di più). Dai libri di fisica solo gratificazione, tanta. Chi è curioso veda i commenti nel mio sito. Ne riporto qui uno, arrivato poche ore fa. «Sono uno ‘studente’ (nel senso che non smetto di studiare) piuttosto cresciuto (ho compiuto da poco i 50...), conoscevo ‘100 errori di Fisica’ da quando ho iniziato a insegnare (l’ho fatto per 16 anni, poi ho scelto di fare attività libero professionale a tempo pieno) e a suo tempo l’avevo trovato semplicemente illuminante. Tuttavia, ancora oggi (nonostante una laurea in Ingegneria, una in Fisica e una specializzazione in Fisica Sanitaria) mi accorgo di quante cose non ho mai davvero interiorizzato. Mi hanno regalato il suo ‘Fisica del calore’ e me ne sono appassionato, così ho preso anche ‘Fondamenti di Meccanica classica’ e ‘Semplicemente Fisica’... Mi piace molto la sua maniera di esporre i concetti, appena posso mi dedicherò ad ‘Elettromagnetismo’».
Belle soddisfazioni quelle che, come questa, arrivano da chi ha esperienza didattica e precedenti di studio di alto livello. Ma le soddisfazioni più belle arrivano degli studenti: che uno studente senta il bisogno di scrivere all’autore di un libro di testo per ringraziare non credo sia tanto normale.

[agosto 2018] – COME L’UCCELLINO
Sto concludendo una lettura terrificante, “Demenza digitale” di Alfred Spitzer. E il fatto che, nel mio corso di Fisica della laurea on line del Politecnico, operatori informatici già professionalmente lanciati incontrino difficoltà di comprensione insormontabili sulle basi della meccanica o della termodinamica comincia ad apparirmi meno inspiegabile. A suo tempo ho combattuto per anni (con esiti ovviamente nulli) contro il dilagante pregiudizio che, nelle superiori, l’attività pratica (laboratorio) sia, per l’apprendimento delle idee della fisica, condizione sine qua non (avevo dalla mia non solo una personale esperienza pluridecennale, ma uno studio di un’autorità mondiale della didattica scientifica, D. Hodson dell’università di Auckland, vedi articolo). Adesso, siccome ho anch’io una coscienza, temo che non mi potrò sottrarre a impegnarmi in tutti i modi in un’altra battaglia, quella contro lo sciagurato miraggio del supporto digitale all’apprendimento. Servirà a qualcosa? Assolutamente no. Ma, come l’uccellino del mio “Arrivederci Dio”, faccio comunque la mia parte.

[marzo 2018] – 100 ERRORI DI FISICA
Cercando (invano) di mettere un minimo d’ordine nello sterminato materiale professionale accumulatosi nel mio computer negli anni, ieri ho ritrovato un documento nel quale avevo riportato i commenti man mano espressi sul mio libro “100 errori di fisica pronti per l’uso”. Rileggendoli ho provato gioia ma anche stupore, perché li avevo un po’ dimenticati, sinceramente non ricordavo che fossero state dette certe cose, per me così gratificanti. Chi è curioso li può leggere al seguente indirizzo.

[dicembre 2017] – FORTUNA E SFORTUNA
Quando si è sfortunati, la vita è una serie di fregature.
Se invece si è fortunati, fregature e soddisfazioni si alternano, e grosso modo si compensano. È il mio caso, io sono un uomo fortunato. Mi si potrebbe però chiedere: più soddisfazioni o più fregature, per te? Difficile a dirsi: nel complesso, nonostante alcune cocenti delusioni, io credo di dover dire che nella mia vita i motivi di gratificazione hanno prevalso.
Ma non negli ultimi anni, dove non c’è gara, le delusioni prevalgono nettamente. Non che le soddisfazioni siano mancate, e meno male. Oggi ne ho avuta una grande, e mi è venuta voglia di condividerla: mi ha nuovamente scritto Guido Tonelli, uno dei protagonisti, al CERN di Ginevra, della felicemente conclusasi caccia al bosone di Higgs (la “particella di Dio”) . Mi aveva già inviato, a luglio, una riga di congratulazioni per il mio libro “Semplicemente fisica”, che peraltro aveva letto solo a spizzichi. Nella risposta io l’avevo pregato di mandarmi un suo parere sul libro nel caso avesse in seguito trovato il tempo e la voglia di leggerselo tutto, e l’avevo pregato di segnalarmi i passaggi a suo parere sbagliati, o quanto meno dubbi. Oggi ricevo queste sue righe: “L'ho letto per intero, e l'ho trovato molto ben scritto. Pieno di esempi istruttivi e convincente nelle argomentazioni. Si vede che nasce dall'esperienza diretta del tuo rapporto con centinaia di studenti. Se ci sono errori mi sono sfuggiti”.
Grande soddisfazione, davvero: non tanto per le argomentazioni che convincono, o per gli errori che forse non ci sono; quanto soprattutto per quell’accenno al valore didattico. Perché è alla didattica, e ai problemi (tremendi, oggi più che mai) della didattica, che ho dedicato - e non ho ancora smesso - la mia vita professionale e le mie (del tutto inutili) battaglie.

[novembre 2017] – CELESTE
Nella messa prefestiva di stasera il celebrante si è riferito più d’una volta, a commento del Vangelo, al Padre che è nei cieli, il Padre celeste. È stato per me un motivo di distrazione, perché per un momento mi è tornato in mente quanto, a proposito dell’aggettivo «celeste» avevo scritto venticinque anni fa nel mio “Cento errori di fisica pronti per l’uso’ (dove citavo e contestavo, senza peraltro mai fare il nome del colpevole, una serie di grossolani errori concettuali trovati nei testi scolastici di fisica).
Riporto pari pari quel passo: “Accade raramente: di quando in quando, l’Autore di un testo di fisica decide improvvisamente di dimostrare di avere, nonostante tutto, un’anima [...]. Un certo Autore sta illustrando le leggi del moto planetario. E scrive: «Dalla seconda legge di Keplero segue che, nell’ipotesi di una traiettoria circolare, il moto dei pianeti risulta uniforme; i corpi celesti nel loro moto intorno al Sole sono quindi soggetti solo ad una accelerazione centripeta...», ecc. ecc. Tutto sembrerebbe regolare. Ma, attenzione: immediatamente dopo l’aggettivo «celesti» l’Autore pone un asterisco che rimanda a una nota esplicativa. Questa: «Delicato colore convenzionale, forse introdotto da qualche poeta, per indicare quegli oggetti, stelle, pianeti, comete ecc. che si muovono attraverso i cieli».” Il testo in questione ha avuto e continua ad avere un’enorme fortuna in termini di adozioni. Ho incrociato l’autore a un forum sui libri di testo al quale eravamo stati entrambi invitati (Congresso AIF di Senigallia, 2001). Siccome il suo libro era stato di gran lunga il più citato nel mio “Cento errori” (lo conoscevo bene perché ci avevano studiato sia mio figlio che mia figlia), temevo non poco l’imbarazzo dell’incontro. Ma tutto andò bene: l’autore si comportò con grande signorilità, mi strinse la mano e mi ringraziò. Nota tecnica per chi è del mestiere: gli errori citati nel libro sono visibili al seguente indirizzo.

[febbraio 2017] – AMMIRATORI SCOMODI
Mi faccio un punto d’onore di rispondere sempre e subito ai messaggi che, a riguardo dei miei testi di fisica, mi arrivano in continuazione. Normalmente non è un problema: ringrazio “per le gentili espressioni”, chiedo semmai, se proprio la cosa mi incuriosisce, a che titolo l’interlocutore si interessa di fisica (docente, studente, vecchio ingegnere, appassionato...); poi formulo auguri, saluto cordialmente e chiudo. Ma a volte rispondere non è così facile. Oggi mi arriva una lettera (proprio una lettera, non una mail) di questo tenore: “Egr. Prof. Tonzig, ho appena finito di leggere il suo «Cento errori di fisica» di cui ignoravo l’esistenza. La ringrazio per averlo scritto. Finché ci saranno spiriti liberi, la fisica, che sta morendo, forse non morirà. Sinceri saluti.” Dopo di che, in post scriptum, mi propone un incontro per discutere di una questione di elettromagnetismo per la quale si trova “in contrasto con altri fisici”. E adesso? Cosa gli dico, adesso? Che lo vedrei più che volentieri ma purtroppo in questo periodo non ho tempo? Gli dico, per farlo contento, che ha tutte le ragioni, la fisica in effetti sta morendo? Oppure gli dico guardi che la fisica non è mai stata così bene, pensi solo al bosone di Higgs? Va be’, ci penserò domani.

[luglio 2017] – RISPETTO
Che qualcuno, a me totalmente sconosciuto, mi scriva per ringraziarmi per le mie pubblicazioni (sia sul versante fisica, sia sul versante narrativa) è un fatto abbastanza frequente: sono le soddisfazioni – ahimè, sempre e solo platoniche – che, col contorno di non poche delusioni, la vita mi sta riservando. Niente di particolarmente nuovo, dunque, nella mail calorosamente elogiativa che, a proposito dei miei testi di fisica, mi ha scritto ieri Michele Prassolo (laureato in ingegneria nell’87 al Politecnico di Milano), se non fosse per una frase che mi ha molto colpito: dice Prassolo che il modo in cui i miei testi sono scritti è “indice anche di profondo rispetto per l’interlocutore e per il prossimo”. Nulla di simile mi era stato detto finora in tanti anni, e la sorpresa e la gioia che ho provato non sono piccole. Non so se chi ha dedicato la vita alla didattica potrebbe ambire a un riconoscimento migliore.

[luglio 2017] – SEMPLICEMENTE FISICA (B)
Mi ha scritto, a proposito del mio “Semplicemente fisica” (il libro che ho dedicato ai miei studenti del Politecnico), Guido Tonelli, uno dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs (giornalisticamente noto come “la particella di Dio”). Ecco le sue parole: «Non ho avuto modo, per ora, di leggere con calma il tuo lavoro. Mi riprometto di farlo durante le ferie. Ho dato un’occhiata qua e là a vari paragrafi e l’ho trovato molto accurato e intrigante. Complimenti!».
Ma sì, diciamolo: ogni tanto qualche soddisfazione arriva.

[maggio 2017] – GRATIFICAZIONI E NON
Nei tanti anni di insegnamento (siamo con questo a quota quarantaquattro) ho ovviamente avuto, da parte delle persone con cui mi sono trovato a interagire, sia gratificazioni che delusioni. Grandi gratificazioni, devo dire; e anche grandi, sconcertanti delusioni. La cosa curiosa è che il grado medio di apprezzamento del mio lavoro – per come almeno l’ho percepito – è nettamente diverso a seconda dell'ambito di provenienza. Provo a esprimere le valutazioni sul mio operato con un voto da 1 a 10.
Studenti del liceo: apprezzamento molto diversificato, mediamente voto 6½.
Colleghi del liceo: apprezzamento molto diversificato, voto medio 6½.
Genitori: mamme (un esercito) voto 7½, papà (pochissimi, forse non più di uno all’anno, quindi in complesso una trentina) voto 9.
Presidi e Rettori: voto 6½.
Studenti del Centro Preuniversitario di Fisica (tutti molto dotati): voto 9.
Studenti del corso di ingegneria informatica (in genere pochissimo dotati): voto 9.
A esemplificazione di ciò che intendo per ‘grande gratificazione’, mi fa piacere riportare qui quanto mi ha scritto un mio studente di ingegneria (uno dei due unici 30 e lode che ho potuto dare in questi anni di Politecnico): «Ho già detto quanto ho apprezzato il Suo senso di missione e l'amore per Suo lavoro e la Sua materia, devo aggiungere che Lei va ringraziato anche per la pazienza verso gli allievi “pignoli e rompiscatole” come me, so che non è facile. Rileggendo la Sua lettera a “La fisica nella scuola”, pubblicata nel suo sito, mi viene da dedicarle un passaggio di Bertolt Brecht, tratto dalla Lode al Dubbio: “Tu, tu che sei una guida, non dimenticare che tale sei perché hai dubitato delle guide! E dunque a chi è guidato permetti il dubbio!”. Lungi dal non permettercelo, il dubbio (nei testi, nelle lezioni, nelle affermazioni) Lei lo ha sempre stimolato e incoraggiato, e questa è a mio avviso la miglior lezione che ci potesse essere data.»
(Andrea Cocito, 24 luglio 2010).

[ottobre 2016] – LA LEZIONE DI AMALDI
Esistono, come si sa, la grettezza d’animo e l’invidia anche da parte di persone teoricamente ‘amiche&lrquo;: pazienza, è umano... Ma esistono anche nobiltà d’animo e generosità, ed è di queste che mette conto parlare. Avevo segnalato all’editore Zanichelli alcuni errori (parlo di errori concettuali) da me riscontrati nel testo di fisica per i licei scientifici firmato Ugo Amaldi, un nome prestigioso. Gli errori sono stati riconosciuti ed emendati, ma io ero preoccupato per come Amaldi (che chiaramente non era il responsabile diretto degli errori) poteva aver preso tutta la faccenda. La casa editrice mi ha rassicurato: Amaldi aveva apprezzato, addirittura si era preoccupato che mi venisse riconosciuto un compenso. Successivamente, in una lettera a mio sostegno per un certo premio per la didattica della fisica (premio poi andato altrove, come ampiamente previsto), Amaldi ha scritto: «Come autore di testi di fisica già conoscevo, ovviamente, il suo “100 errori di fisica”, nel quale si citavano alcuni miei brani giudicati non chiari oppure sbagliati. Per questo nel 2012, dovendo iniziare a lavorare su una nuova edizione, con la casa Zanichelli gli chiedemmo di rileggere i tre volumi per i licei scientifici allora in commercio. Ricevemmo una dettagliata lista contenente una ventina di osservazioni di cui tenni puntualmente conto nell’edizione successiva.» La ricostruzione dell’accaduto non è del tutto esatta, ma non è questo il punto. Il punto è che nessuno obbligava Amaldi a svelare questo piccolo retroscena: se anche aveva deciso di appoggiarmi poteva stare sulle generali, lasciar perdere la storia degli errori. Ma il sangue non è acqua, nobiltà d’animo e generosità non perdono l’occasione di esprimersi. Grazie prof. Amaldi della lezione.

[luglio 2016] – IL VOLTO UMANO DELLA FISICA
Gran parte del mio tempo è dedicata alla corrispondenza email, in particolare per rispondere (devo dire molto volentieri) a domande di fisica, per lo più abbastanza ingenue, provenienti dai lettori dei miei svariati testi e saggi. Quella che ho ricevuto stamattina è emblematica, la riporto integralmente.
«Egr. Prof. Tonzig, sono un appassionato di fisica, sono in possesso del Suo testo ‘Semplicemente fisica’, attraverso il quale sto scoprendo quanto sono ignorante nella materia e quanto ritenevo di aver compreso (ma a torto) svariati concetti essenziali. Non la ringrazierò mai abbastanza per questo. Leggendolo, mi sembra di essere tornato come un bambino che muove i primi passi scoprendo sempre cose nuove del mondo che lo circonda. Non essendo però esperto (abbia pietà) e rispondendo al Suo invito nel segnalare passaggi poco chiari (per me naturalmente, magari per altri no), mi permetto di chiederLe se può spiegarmi quanto riportato a fine pag.19 quando si parla del moto di due aste a velocità 0,6c una verso l'altra in un riferimento «super partes» K-zero. Non riesco a capire perché tale osservatore K-zero attribuisca il valore 0,3c alla velocità delle due aste, che tipo di velocità sia questa, quella del sistema, quella di ogni asta, come esce fuori questo risultato con la relazione sulle velocità relative di Galilei... Se potesse spiegarmelo Le sarei infinitamente grato e ovviamente mi scuso per averLa scomodata per una cosa che dovrebbe essere lampante, ma per me purtroppo non lo è. Grazie infinite.»
È pensando a messaggi come questo che, nella prefazione di ‘Semplicemente fisica’, ho scritto:
«Dedico questo libretto, con simpatia e stima, anche ai tanti appassionati di fisica – a me totalmente ignoti – dai quali pressoché quotidianamente mi arrivano per email invocazioni di aiuto. La loro passione per la fisica, più forte di ogni frustrazione, è per me quasi inspiegabile. Possano queste pagine, così lontane in tutto – negli intenti, nella struttura, nel linguaggio, nello spirito – dall’idea di manuale scolastico, far loro almeno intravedere quello che uno dei miei studenti ha una volta definito il volto umano della fisica.»

[giugno 2016] – L’ESAME DI FISICA
Come ho già avuto modo di raccontare, le domande che mi provengono dal corso di fisica della laurea on line del Politecnico di Milano sono a volte un po' ingenue. Stamattina ho trovato nel forum questa domanda: «Buongiorno, volevo sapere se all'esame potremo portare una tavola degli elementi così da avere il peso dei vari elementi e poter rispondere a domande come “quanto pesa una molecola di anidride carbonica” oppure se dovremo impare a memoria... ecc. ecc. Grazie mille». Dopo un anno di lavoro insieme, questa richiesta mi ha sorpreso e anche un po’ irritato. Ho risposto: «Caro C., ma lei pensa veramente che all’esame possano venir proposti simili quesiti, tipo quiz televisivo a premi? L’esame di fisica non è un test sulla memoria, ma sulle idee. Quindi, niente tavole.»

[giugno 2106] – IL QUADRO DI RIFERIMENTO
Un docente che, in fatto di didattica della fisica, tiene in qualche considerazione il mio punto di vista, mi ha inviato un documento ministeriale intitolato «Quadro di Riferimento della II prova di Fisica dell’esame di Stato per i Licei Scientifici» e mi ha chiesto cosa ne pensavo. Lette le prime righe, mi sono rifiutato di proseguire, la collera mi stava già invadendo. Ma questi non muoiono mai, ho urlato dentro di me: questi sono gli stessi pazzi furiosi che negli anni ’70 decretavano che “all’uscita della scuola media” (parliamo di tredicenni!) il ragazzo debba essere capace di “conoscere con atteggiamento scientifico... operare gestendo la propria operatività funzionalmente ad obiettivi... analizza risorse e vincoli, prospetta ipotesi risolutive che approssimano l’obiettivo... rielabora tecniche e strumenti funzionalmente ai propri risultati... secondarizza la procedura operativa, cioè innesca processi di risoluzione per aggiramento... comunica il processo usando modalità che assicurano scientificità del processo stesso”, e via delirando. Naturalmente il ragazzo deve anche essere “capace di gestire l’interazione, cioè deve essere in grado nel rapporto con gli altri... di collocarsi in modo funzionale al compito tenendo conto delle proprie ed altrui competenze, emettere messaggi funzionali agli obiettivi ed alle situazioni del contesto”.
Ho risposto al collega che per il momento non mi sentivo di leggere l’intero documento inviatomi, ma che ne avevo già individuato con sicurezza la provenienza: la stessa congrega di visionari sadici che per decenni avevo visto imperversare sul mondo della scuola e che speravo si fosse nel frattempo estinta. Ho però a mia volta voluto sentire, per scrupolo, il parere di un giovane collega di cui ho la massima stima, un talento della matematica, della fisica, della didattica. Ecco la risposta.
«Il documento che mi alleghi mi era ben noto, è stato partorito dal ‘tavolo tecnico’ in evidente stato etilico. Che vuoi che ti dica? Qui ci sono luminari e dirigenti tecnici ministeriali che non hanno la benché minima idea di che cosa significhi insegnare, in particolare alle superiori. Vivono in altri mondi, ovattati, ben pagati, virtuali. L'unica cosa che può ‘consolare’ (si fa per dire) è la nota cialtroneria italica: che sulla carta chiede mirabilia, e in concreto finirà per dare agli esami problemucci risibili (e, considerando la platea di studenti nel suo insieme, con le mille difficoltà che hanno i più per accostarsi alla fisica, mi va pure bene così. Tanto, i bravi si portano via comunque molto, al di là del macabro e ipocrita rito dell'esame).»
Altro che buona scuola, presidente Renzi!

[giugno 2016] – WIKIPEDIA
Quando, come succede spesso, qualcuno che assolutamente non conosco mi scrive ponendomi domande di fisica (suppongo che mi peschino tramite il mio sito web), è più forte di me, non riesco a non rispondere subito. Al limite, per dire “non lo so”. Ma non succede quasi mai, sono in genere domande di grande ingenuità: e io continuo a stupirmi di come la fisica riesca ad appassionare persone che, a giudicare dalle domande che fanno, sembrerebbero precluse a una disciplina così rigorosa.
Ecco l’ultimo episodio. Messaggio arrivatomi (estratto): “Caro Professore, mi perdoni, ma è da un po’ di tempo che ho una idea che mi frulla in testa, spero mi possa aiutare anche questa volta. Leggendo su wikipedia il commento alla legge di Stevino, mi sono soffermato sul seguente passo... [viene riportato il brano in questione]. A questo punto ho pensato che la stessa cosa debba valere... ciò dovrebbe significare... Che ne pensa di ciò? Tutto sbagliato?” Mia risposta (estratto). “Caro ..., vedo che Wikipedia ha colpito ancora. Il brano che lei riporta è semplicemente orribile. Prima di tutto è orribile dal punto di vista del linguaggio (per dire, centoventiquattro parole con quattro virgole...). Ma poi è orribile dal punto di vista della fisica... [segue contestazione]. Ma chi scrive queste sciocchezze?”.

[maggio 2016] – SCIENZA ATEA?
È diffusa l’idea che ci sia, e non possa non esserci, una sorta di incompatibilità di fondo tra fede religiosa e mentalità scientifica. Al riguardo ho scritto nel mio ‘Arrivederci Dio’: «Al livello delle grandi figure della storia della scienza – al livello, per intenderci, dei Planck, dei Maxwell, dei Fermi – il rifiuto di Dio, l’intolleranza al trascendente praticamente non esistono [...]. Addirittura, io mi sentirei di dire che, da un certo livello di pensiero in su, la scienza ha storicamente rappresentato uno straordinario terreno di coltura per il senso religioso, più di qualsiasi altro ambito culturale.» Leggo adesso all’indirizzo internet Undicesimo: usare la ragione | Tempi.it, a proposito dello scientismo (l’idea che l’operatore scientifico sia il detentore privilegiato ed esclusivo del pensiero razionale) questa testimonianza di Paolo Musso, docente di Filosofia della Sc ienza all’università dell’Insubria: «[...] lo scientismo l’hanno inventato i filosofi, cominciando da Hume e Kant [...] : solo nella seconda metà dell’Ottocento cominciò a contagiare anche gli scienziati, peraltro sempre a causa dell’influsso di una teoria filosofica, il positivismo di Auguste Comte. In ogni caso, ancora oggi gli scienziati sono ben lungi dall’essere tutti scientisti e atei come si vorrebbe far credere, anzi, in media lo sono assai meno degli altri intellettuali e in particolare dei filosofi (gli attuali capi del Cern di Ginevra, per esempio, sono quasi tutti cattolici praticanti).»

[aprile 2016] – SEMPLICEMENTE FISICA (A)
Il mio Semplicemente fisica / Fraintendimenti, bugie, buchi neri nell’apprendimento scolastico della fisica è da oggi diponibile in edizione self-publishing al seguente indirizzo.
Per festeggiare l’evento mi faccio un po’ di pubblicità, riporto alcune righe di una mail inviatami proprio ieri dal prof. Tommaso Tabarelli, dell’università di Milano Bicocca. L’argomento è il rendimento di una macchina termica, la cui definizione corrente si presta secondo me a non poche riserve. Ecco le parole di Tabarelli: “Scrivo per ringraziarti per la chiarezza con cui esponi la definizione di rendimento dei cicli termodinamici [...]. Sollecitato dalle domande degli studenti, confusi di vedere [...] la mia definizione inconsistente con quella dei libri di testo, ne ho studiati un po', trovando notevole confusione. In molti casi, la questione è taciuta [...]. In altri casi (ahimè anche autorevoli), la definizione è vaga [...]. Il tuo testo è quello che fa maggior chiarezza. Presenta la questione, discute la differenza, fa una scelta. Dopo aver speso mezza lezione a riprendere la definizione e fatto apprezzare la differenza di risultato [...] ho letto in aula il passaggio chiave del tuo testo. Credo ne sia valsa la pena!”.
Nota: il testo a cui Tabarelli si riferisce è La fisica del calore. L’argomento è stato ripreso in Semplicemente fisica in termini un po’ più divulgativi.

[novembre 2015 ] – ODIFREDDI (C)
Impagabile Odifreddi! Ogni giorno ne inventa una! A proposito della visione che si ottiene guardando con un solo occhio, a pag.14 del libro "Il giro del mondo in 80 pensieri" (Rizzoli, 2015) così si esprime: “Solo quando apro [entrambi] gli occhi [... ] vedo un'immagine tridimensionale e diritta, invece che due immagini bidimensionali invertite.” Capito? Se guardo con un occhio solo vedo la gente a testa in giù. Parola di Odifreddi.

[giugno 2015] – ODIFREDDI (B)
Che io non abbia una particolare ammirazione per il prof. Giorgio Odifreddi credo sia evidente, ma onestà vuole che io faccia qui parziale ammenda di quanto, in un post di un mese fa, gli avevo contestato. Odifreddi aveva parlato dell’illusione di un unico presente universale, imputandola alle nostre limitazioni fisiologiche: e io gli rimproveravo di non credere all’oggettività degli effetti relativistici. In realtà, non è che Odifreddi non ci creda (parla di «illusione» di un unico presente universale), sbaglia però in malo modo quando dice che non ce ne accorgiamo per l’imperfezione dei nostri sensi. No, non è questione di errori di valutazione: anche se i nostri sensi fossero infallibili noi crederemmo a un unico presente universale, e continueremmo a ignorare gli effetti relativistici fino a che non confrontassimo le nostre osservazioni con quelle di un altro osservatore in moto rispetto a noi (o non avessimo comunque ragioni per capire che le misure di un altro osservatore darebbero risultati diversi).

[giugno 2015] – PROGRAMMI MINISTERIALI (B)
Programma ministeriale per il liceo scientifico, fisica, terza classe.
«ENERGIA, SUA CONSERVAZIONE (NON SENZA QUALCHE DISCRETA RISERVA IN ARMONIA CON LE MODERNE CONCEZIONI SULL'EQUIVALENZA TRA ENERGIA E PERDITA DI MASSA).»

  1. Moderne concezioni? La correlazione massa-energia ha più di cento anni...
  2. Sulle idee della relatività se ne sentono di tutti in colori, ma questa dell’equivalenza «tra energia e perdita di massa» è una novità assoluta. Avesse detto «tra energia e massa» si poteva tentare di mettersi d’accordo, ma l’equivalenza tra energia «e perdita di massa» è un discorso che spiazzerebbe anche il fisico più ben disposto.
  3. Riserve (discrete) sulla conservazione dell’energia? Accipicchia, dunque l’energia potrebbe anche non conservarsi... questa sì che è una notizia!

[giugno 2015] – PROGRAMMI MINISTERIALI (A)
Programma ministeriale per il Liceo Classico - Geografia, Scienze Naturali, Chimica.
«L'introduzione nel campo delle varie scienze sia condotta tenendo sempre presente che le osservazioni e gli esperimenti non dovranno presentarsi come fatti e azioni isolate, ma COME CONDIZIONATI ALLA LORO POSSIBILITÀ NELL'EVOLUZIONE STORICA DELLA TECNICA E DEL PENSIERO SCIENTIFICO CUI GLI ALUNNI VIA VIA DOVRANNO FARSI ACCEDERE.»
Cioè?

[maggio 2015] – PRESSIONE DEL SANGUE
Vedi in questo sito la pagina ‘Wiki-malefatte’
ù Nota: la definizione Wikipedia di pressione del sangue è stata da me modificata in data 6/6/2015.

[maggio 2015] – ODIFREDDI (A)
Nel libro “Il matematico impertinente”, a proposito di scale musicali il sempre più sorprendente Piergiorgio Odifreddi afferma: “Fu Pitagora [...] a scoprire che esistono commi irrazionali, come la differenza tra sette ottave e dodici quinte”. Premesso che, in questo contesto, ‘differenza’ sta per ‘rapporto’, faccio notare che il rapporto tra frequenze che distano sette ottave è 2 alla settima, e cioè 128, un numero intero, dunque razionale. E faccio notare che il rapporto tra frequenze che distano dodici quinte è 3/2 alla dodicesima, uguale 3 alla dodicesima diviso 2 alla dodicesima, un numero che, in quanto rapporto fra numeri interi, è per definizione razionale. Dunque il matematico Odifreddi non sa che cos’è un numero razionale? Oppure finge di non saperlo, tanto si tratta di un’opera divulgativa e per il lettore va bene così? Non pago, nel libro “Le menzogne di Ulisse” il nostro si avventura in un territorio che gli compete poco: l’aveva già fatto con la religione, ora tocca alla fisica, e precisamente alla relatività ristretta. E, puntualmente, Piergiorgio lo spericolato ti combina sfracelli: “L’illusione di un unico presente universale è infatti un prodotto della limitazione fisiologica che ci impedisce di discriminare due segnali luminosi, facendoceli apparire simultanei, se il tempo che intercorre fra di loro è inferiore ai 50 millesimi di secondo”. Questa è bella, prof. Odifreddi! Dunque la contrazione delle lunghezze, la dilatazione dei tempi, l’impossibilità di velocità superiori a quella della luce e tutti gli altri effetti relativistici sono fatti puramente soggettivi, senza nessun riscontro oggettivo nella realtà fisica? Prof. Odifreddi, faccia il bravo, lasci perdere la relatività, si concentri sulla matematica. E si faccia una ripassata sui numeri razionali.

[settembre 2014] – ENRICO PERSICO
Bellissimo saggio di letteratura applicata alla didattica: Persico scrive divinamente (bei tempi!). Faccio mio l’interrogativo dell’autore: che cos’è che non va? Ovvero: come mai la diligente e capace fanciulla è rimasta a bocca aperta (dallo stupore) sentendosi chiedere all’esame certe cose ‘pratiche’? E però la risposta non mi sembra così difficile, anzi mi sembra assolutamente ovvia: la fanciulla ha imparato la fisica esattamente come le è stata insegnata, di fronte alla fisica ha lo stesso identico atteggiamento dei suoi docenti e dei libri su cui ha studiato. Sarebbe interessante andare a verificarlo: scommettiamo, per esempio, che sull’ordine di grandezza delle correnti elettriche (o delle tensioni, o delle potenze) nelle applicazioni del quotidiano i suoi libri non dicevano niente?
Ancora un’osservazione, anzi due. Il fatto che “avvocati o giornalisti o uomini politici... conserveranno di questa scienza una idea stramba e nebulosa” francamente non mi sembra un problema da risolvere con urgenza. E poi: per chi ha una solida base teorica non sarà difficile, quando ne avesse bisogno, colmare la lacuna di una scarsa conoscenza delle applicazioni tecniche. Molto meno difficile, comunque, che costruirsi una rigorosa base concettuale per chi (si pensi ai tanti bravi tecnici in circolazione) abbia molte conoscenze ‘pratiche’ ma precarie basi teoriche. Se devo scegliere, in ambito liceale o universitario, tra un insegnamento rigoroso ma solo teorico e un insegnamento tutto aperto alle applicazioni ma traballante sulle idee della fisica (ho in mente alcuni testi per i licei...), non ho la minima esitazione, scelgo il primo. Si perde infinitamente di meno.