Giovanni Tonzig

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[13/6/2015] – Che io non abbia una particolare ammirazione per il prof. Giorgio Odifreddi credo sia evidente, ma onestà vuole che io faccia qui parziale ammenda di quanto, in un post di un mese fa, gli avevo contestato. Odifreddi aveva parlato dell’illusione di un unico presente universale, imputandola alle nostre limitazioni fisiologiche: e io gli rimproveravo di non credere all’oggettività degli effetti relativistici. In realtà, non è che Odifreddi non ci creda (parla di «illusione» di un unico presente universale), sbaglia però in malo modo quando dice che non ce ne accorgiamo per l’imperfezione dei nostri sensi. No, non è questione di errori di valutazione: anche se i nostri sensi fossero infallibili noi crederemmo a un unico presente universale, e continueremmo a ignorare gli effetti relativistici fino a che non confrontassimo le nostre osservazioni con quelle di un altro osservatore in moto rispetto a noi (o non avessimo comunque ragioni per capire che le misure di un altro osservatore darebbero risultati diversi).

[30/5/2015] – Vedi in questo sito la pagina Wiki-malefatte.
Nota: la definizione Wikipedia di pressione del sangue è stata da me modificata in data 6/6/2015.

[27.3.2019] – Causa aiuto al nipotino (prima liceo scientifico ‘potenziato’), rieccomi – si vede che è il mio destino – alle prese con gli errori dei testi di fisica, una battaglia totalmente inutile che pensavo definitivamente conclusa. Nel testo di mio nipote (uno dei testi più adottati nei licei scientifici) continuo a imbattermi in clamorose sciocchezze, e il problema è come comportarmi: fare finta di niente, lasciare che il ragazzino si imbeva di idee sballate, oppure intervenire e fargli vedere come stanno veramente le cose, complicandogli però non poco la vita scolastica (anche per il rapporto col docente, che a quanto pare crede alle sciocchezze del libro)?
Mi limito a un esempio, giusto per dare l’idea. Stati di aggregazione della materia: solido, liquido, gassoso, come tutti sanno dalle elementari. Ma che cos’è un solido? Un solido, assicura il testo, “ha una forma e un volume che rimangono praticamente inalterati anche quando il solido è sottoposto a forze intense”. Davvero? Consideriamo un foglio di carta, un elastico, una camicia. Che possano trovarsi allo stato liquido o a quello gassoso sembra da escludere. Non resta che lo stato solido: ma neanche questo va bene, perché bastano forze modestissime per piegare un foglio di carta, per allungare un elastico, per indossare una camicia cambiandone completamente la forma. E allora in che diavolo di stato si trova, la materia, in questi tre casi e in infiniti altri casi della vita quotidiana?

[30.3.2019] – Vedo che la faccenda del testo di fisica ha suscitato scalpore. Devo allora avvertire gli ignari che, nei testi di fisica che vanno per la maggiore, trovare una pagina senza almeno uno sfondone è un’impresa. Ne racconto un’altra, per meglio rendere l’idea. In omaggio alla retorica sperimentalista che da qualche decennio (con i risultati che poi si vedono) infuria nella scuola preuniversitaria (dopotutto per molti docenti è anche comoda, riduce al minimo il difficile impegno della lezione), nel testo di mio nipote viene proposta, come esperienza da fare in casa, un’esperienza che l’Autore evidentemente non si è mai sognato di effettuare. Materia del contendere è un certo coefficiente numerico (non entro nei particolari, comunque si chiama coefficiente di attrito radente statico) relativamente al quale l’autore ironizza sul fatto che “siti poco affidabili” (sic) neghino che possa aver valori superiori all’unità. Non sarò io a parlar bene dei siti scientifici di Internet, ma questa volta non posso non schierarmi dalla parte dei siti “poco affidabili”: hanno ragione loro. Al riguardo, l’Autore propone un’esperienza che dovrebbe tagliare la testa al toro. Non la descrivo, non ne vale la pena: dico solo che sostenere che quel coefficiente possa essere maggiore di 1 corrisponde a dire che l’inclinazione di un piano sul quale è appoggiato un oggetto può anche, in certi casi, superare i 45° senza che l’oggetto cominci a scivolare. E per la riprova sperimentale viene suggerito di utilizzare una scarpa da tennis su una tavola di legno. Che fosse una fesseria mi era ben evidente, ma ho voluto togliermi lo sfizio di trovare dei precisi risultati numerici. Eccoli: per l’esperienza proposta dall’Autore (gomma su legno) l’angolo limite da me trovato è non 45° ma 36°, cosicché il coefficiente di attrito (quello che nel caso in questione sarebbe dovuto risultare maggiore di 1) vale 0,73. Ponendo invece un libro su una tavola ricoperta di carta, l’angolo limite è sceso a 26° e il coefficiente d’attrito a 0,49. E il ragazzino che prova fare l’esperienza si convince che è inutile insistere, lui la fisica non la capirà mai.